Enò Enoteca e Bistrot https://www.enotecaeno.it The Wine Bistrot - Enoteca Gourmet Wed, 09 Aug 2023 08:40:52 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.9 Masseria Cuturi, un angolo di paradiso nella terra dei Messapi https://www.enotecaeno.it/masseria-cuturi-un-angolo-di-paradiso-nella-terra-dei-messapi/ Tue, 14 Jun 2022 12:31:36 +0000 https://www.enotecaeno.it/?p=3018 Ormai lo sapete, mi piace portarvi con me alla scoperta delle eccellenze vitivinicole italiane e questa volta la passione mi porta a Manduria, la terra dei Messapi nella mia bellissima Puglia e precisamente a Masseria Cuturi, una struttura del 1600 recentemente recuperata dalla Famiglia Rossi-Chauvenet, che racchiude al suo interno una cantina, un albergo, un ristorante e un sito archeologico.

Insomma, una struttura ricettiva a 360°, che rispetta appieno i principi dell’eco-sostenibilità e che quest’anno ha aggiunto la novità del glamping con tende in cotone biologico, dove è possibile pernottare immersi nella natura.

Una peculiarità che ho adorato è stata la sapiente salvaguardia della storia dei luoghi, con il recupero e il mantenimento dei materiali originali in molte zone della struttura, come i pavimenti e la cucina a legna della casa padronale. Anche all’esterno, rustico ma curato, si respira aria di autenticità con il mantenimento dell’erba spontanea, del bosco, dei vigneti, dove la natura contribuisce a creare un clima rilassante e appagante per i sensi.

A Masseria Cuturi, grande spazio viene dato al mondo del vino, con tanti progetti che ruotano intorno ad esso come il Wine Resort, Wine Tour, Wine Tasting, Wine Glamping e il Wine-Nic. La centralità del vino viene confermata anche dalle prime parole di accoglienza in Masseria: “Benvenuti nella nostra Cantina”.

1881 è il numero che capeggia in ogni angolo di Masseria Cuturi ed è la data che segna l’inizio di tutto con l’impianto delle prime barbatelle di Primitivo ad opera della Contessa Sabini di Altamura nella fertile conca d’oro, divenuta da allora la culla del Primitivo di Manduria.

Uva vitigni principe: Primitivo di Manduria, Negroamaro e Minutolo.

Quattro i vini degustati durante il tasting, ma vi parlerò di quello che fra tutti mi ha colpito per tipicità e carattere: Chidro, che prende il nome dal fiume sotterraneo che attraversa tutta la tenuta e che rende fertile questo territorio, apparentemente arido per via del clima torrido estivo.

Chidro, Primitivo di Manduria IGT

Fermentazione alcolica e malolattica in acciaio, affinamento in botti piccole per 1 anno.
Colore rosso rubino compatto, limpido e consistente.
Finezza assoluta data da intensità e complessità olfattive.
A dominare sicuramente il fruttato: mirtillo, prugna disidratata e in confettura;
l’Etereo: ceralacca;
il Floreale: viola di campo;
lo Speziato: cardamomo;
un bel finale Balsamico: macchia mediterranea, salvia.

In bocca è secco, caldo, morbido, moderatamente fresco. Tannino presente ma vellutato, piacevole sapidità.
Corpo pieno, gusto equilibrato, intenso, sufficientemente persistente, qualità fine.
Stato Evolutivo: pronto; decisamente tipico.

Ci tengo a ringraziare Dalila, ormai la mia compagna in ogni visita della serie #duebiondematteeunacantina per l’entusiasmo, Maria per la disponibilità e la cortesia dimostrata fin dal momento della prenotazione, Camilla per la gentile ospitalità e in ultimo, ma non per importanza, Giovanna per il sorriso e la cordialità che ci hanno accompagnati per tutto il tour, oltre che per la passione palesata dalle sue parole e dalla luce negli occhi quando parla di Masseria Cuturi.

E come darle Torto, Masseria Cuturi è un piccolo angolo di Paradiso sulla Terra.

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LA VITICOLTURA IN PUGLIA https://www.enotecaeno.it/la-viticoltura-in-puglia/ Tue, 22 Feb 2022 16:39:32 +0000 https://www.enotecaeno.it/?p=2981 La Puglia è una delle regioni italiane vocate alla coltivazione della vite che contribuisce ad arricchirne il panorama ampelografico.

La sua forma stretta e allungata, il contatto per circa 3/4 di costa con il mare e le molteplici caratteristiche del suolo ci mettono di fronte scenari e microclimi differenti dai quali si possono scorgere diverse tipicità e sfumature.

Gli unici 2 fiumi della regione, il Fortore e l’Ofanto, e i bacini naturali concentrati per lo più nel nord della Puglia, non riescono però a supportarne le necessità idriche, tanto che durante i periodi siccitosi si ricorre all’irrigazione di soccorso.

In Puglia la maggior parte dell’acqua scorre sotto la superficie terrestre, reperibile solo in alcuni punti mediante falde artesiane e sorgenti essendo caratterizzata dal fenomeno carsico.

L’esposizione ai venti, il clima mite, le notevoli escursioni termiche tra il giorno e la notte, terreni aridi, drenanti e variegati, favoriscono la coltivazione della vite e le produzioni di qualità, con una propensione per i vitigni autoctoni, cui tra tutti spiccano il Negroamaro e il Primitivo. Quest’ultimo, dotato di importante alcolicità e morbidezza, era fino a qualche decennio fa molto richiesto dai mercati settentrionali ed esteri poiché a quei tempi era più largamente concesso il taglio con vini di altre regioni per ottemperare alle lacune gustative di determinati vini, compensandone e molto spesso alterandone, la tipicità.

L’avvento delle denominazioni e di rigidi disciplinari atti a conservare le peculiarità dei varietali e le nuove tecniche di vinificazione e affinamento, ha fatto sì che la domanda dei vini pugliesi diminuisse in maniera consistente. Fortunatamente la lungimiranza e la costanza dei produttori hanno consentito di adottare gli stessi criteri delle altre regioni percorrendo, sia in vigna che in cantina, la via della qualità a discapito delle produzioni di quantità.

Il valore aggiunto è stato il recupero e la valorizzazione di molti vitigni autoctoni, sia a bacca nera che a bacca bianca, come il Bombino, la Verdeca, il Bianco d’Alessano, il Pampanuto, l’Ottavianello (meglio conosciuto in Francia e all’estero come Cinsault), il Susumaniello, il Marchione e il Maresco, oltre ai più conosciuti Primitivo, Nero di Troia e Negroamaro.

Gli ultimi andamenti, infatti, sfatano il concetto di Puglia come “terra di vini rossi” e dimostrano che anche i Bianchi possono raggiungere notevoli risultati in termini di espressione territoriale e potenziale evolutivo. Alcuni Bianchi autoctoni si dimostrano vocati alla spumantizzazione soprattutto per il metodo classico, ancora in fase di rodaggio, ma che ha già prodotto risultati eccellenti.

Naturalmente anche altri vitigni, internazionali e non, si sono adattati a questi climi e suoli, come Moscati e Malvasie, Chardonnay, Sauvignon, Fiano, Greco, Montepulciano, Sangiovese, Pinot nero e piccoli appezzamenti di Malbec e Cabernet Sauvignon.

Successivamente, invece, è nata la necessità di introdurre metodi di agricoltura e vinificazione più gentili nei confronti della natura e della salute dell’uomo. Parliamo di biologico e biodinamico per la produzione di vini quanto più naturali possibile che riducono al minimo l’azione di prodotti di sintesi grazie all’utilizzo di moderne tecnologie, sempre nel rispetto etico dei princìpi di controllo e razionalità.

Ne risulta una bella offerta vitivinicola in cui lo studio e la ricerca sono in costante lavoro per determinare le diverse espressioni degli stessi vitigni allevati in diversi territori. Ne è un esempio il Primitivo che in zone e suoli differenti porta a risultati differenti (Primitivo di Manduria e Primitivo di Gioia del colle), oltre alla valorizzazione dei singoli territori, che tratteremo nei prossimi articoli.

Come ogni regione, la Puglia continua a tramandare di generazione in generazione la sua storia e le sue tradizioni, ma è capace di aprirsi all’innovazione, allo scambio culturale e a condividere tutto quello che il territorio ha da offrire a quanti abbiano la volontà di scoprirne ogni sfumatura degli gli incantevoli paesaggi e dei suoi centri abitati.

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“SULLE ROCCE” DI PIERFABIO MASTRONARDI VIGNAIOLO https://www.enotecaeno.it/sulle-rocce-di-pierfabio-mastronardi-vignaiolo/ Wed, 05 Jan 2022 12:52:24 +0000 https://www.enotecaeno.it/?p=2944 L’azienda di Pierfabio Mastronardi nasce nel 2017 con le tre etichette “Mammamè”, nome derivato dal suo tradizionale appellativo familiare. Esordisce dapprima nelle versioni Bianco e Rosso e successivamente anche nel Rosato.

Il Rosso e il Rosato conservano le caratteristiche autentiche del Primitivo Di Gioia del Colle mentre il Bianco della Valle D’Itria si configura come un blend dal sapore inconfondibile dei vitigni di Verdeca, Bombino Bianco, Malvasia lunga, Maresco, Bianco d’Alessano e Falanghina.

Lunedì 8 novembre 2021 nella splendida cornice del ristorante Pashà a Conversano sono state presentate le nuove proposte in casa Mastronardi: Verdeca Macerata e Primitivo Riserva, due nuovi articoli a cui è stato dedicato il titolo di “Sulle Rocce”, per sottolineare l’importanza del luogo su cui sono state volutamente impiantate e per ricordare la rilevanza del suolo calcareo nell’espressione varietale dell’uva.

 

Approfondiamoli meglio:

Verdeca “Sulle Rocce” 2019 – Nasce dalla fermentazione dell’uva in acciaio e dalla macerazione sulle bucce per circa 3 mesi. Dopo la svinatura affina per 7/8 mesi in botte, così da stabilizzare e chiarificare la sua colorazione. Ciò che ne deriva è un risultato color oro brillante dai sentori di acacia, agrumi canditi, albicocca e anacardi. Al palato ciò che colpisce è la freschezza e la sapidità dalla struttura fenolica che dona al sorso pienezza e un gusto intenso, elegante.
Primitivo “Sulle Rocce” 2018 – Dalla colorazione rosso rubino e dalle varie sfumature di sapore, questo vino si fa riconoscere grazie ai sentori di marasca, prugna, carrube, pepe nero, leggere note di cannella e sul finale una boccata piacevolmente balsamica. Vino Intenso e persistente.

La passione di Pierfabio ereditata dal nonno si unisce alla sua continua ricerca nel settore enologico in un connubio che si concretizza anche nella scelta di utilizzare moderne botti in gres porcellanato del marchio Clayver.

La sua è una realtà dalle grandi ambizioni che porta con sé la voglia di sperimentare e progredire senza mai dimenticare la sincerità della tradizione, quella autentica di chi prima di lui ha creduto fermamente nel progetto, per portare sulle nostre tavole vini ricercati e finemente armonici.

Ne approfitto, infine, per ringraziare di cuore Pierfabio per la sua passione, ispirazione costante per la nostra realtà. Nonostante la sua giovane età, il suo esempio è uno stimolo giornaliero a credere nei nostri sogni continuando a migliorarci giorno dopo giorno.

Il suo talento, l’impegno, i sacrifici e l’amore per la terra non potevano che generare un risultato incredibile e dei vini indimenticabili.

 

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DIARIO DI VIGNA – L’ENTUSIASMANTE ESPERIENZA DA ALBINO ARMANI https://www.enotecaeno.it/diario-di-vigna-lentusiasmante-esperienza-da-albino-armani/ https://www.enotecaeno.it/diario-di-vigna-lentusiasmante-esperienza-da-albino-armani/#comments Wed, 10 Nov 2021 10:04:00 +0000 https://www.enotecaeno.it/?p=2924 Penso che tutti abbiano nella vita un proprio “credo”, qualcosa per cui valga la pena vivere. Albino Armani ne ha uno e si chiama Vite.
Voglio parlarti del suo coraggio, della sua forza ed emozione nel raccontare quanto realizzato da lui e dalla sua famiglia per recuperare alcuni vitigni in qualche modo dimenticati, nel pieno del rispetto del territorio.
Si sa, l’Italia è il primo Paese al mondo per numero e tipologia di vitigni autoctoni sparsi in ogni regione e tanti sono i viticoltori che si battono per il loro riconoscimento, specie per quei vitigni annientati dalla fillossera anni addietro che ha lasciato al nostro patrimonio ampelografico solo quelli più “resistenti”.

ALBINO ARMANI E IL RISPETTO
Albino nelle sue 5 aziende ha voluto imprimere un unico filo conduttore basato sul “Rispetto”

Rispetto nei confronti del territorio cercando di adottare nelle sue cantine un basso impatto ambientale. Ne è un bellissimo esempio la cantina di Marano, completamente incastonata nella collina e rivestita da lastre di pietra tipiche della zona, sulle quali la vegetazione cresce liberamente affinché, tra qualche anno, possa ricoprire l’intera facciata e integrarsi con il profilo della collina.

Rispetto nei confronti dell’ambiente attraverso sistemi di agricoltura biologici e biodinamici, sfruttando la sinergia con i corsi d’acqua, le montagne e i microclimi di ogni territorio e con una grande attenzione alla sostenibilità ambientale.

Rispetto nei confronti della tradizione
attraverso il recupero di alcune varietà autoctone come il Lambrusco a Foja Tonda chiamato anche “Casetta”, spiegandoci quanto sia lungo e tortuoso il percorso da compiere per far sì che queste vengano riconosciute. Un coraggio non indifferente considerando che Albino ha impiegato circa trent’anni affinché ciò avvenisse.

Rispetto nei confronti delle generazioni future adoperando sistemi di ricerca in collaborazione con Istituti agrari e Università.

Rispetto nei confronti della comunità facendo passare all’interno delle sue proprietà e delle sue vigne una lunghissima pista ciclabile (Valdadige) ed un sentiero per escursionisti (Marano), aperti a tutti.

IL #BLINDBLOGGERTASTING

Ho personalmente avuto l’opportunità di toccare con mano due delle realtà costituite dalla famiglia Armani che ha aperto le porte ad un bellissimo evento: il #BlindBloggerTasting, letteralmente “degustazione alla cieca”, in cui ogni partecipante (15 professionisti o appassionati di vino, da ogni parte d’Italia e selezionati sui social) ha fornito una bottiglia della regione di provenienza, da vitigni autoctoni e rigorosamente coperta, affinché durante la degustazione ci si potesse confrontare sulle varie provenienze e su quello che i vini raccontano, senza essere influenzati dall’etichetta.

L’evento si è suddiviso in due giorni: il primo con la presentazione dei partecipanti e con la prima visita della cantina e della vigna di Dolcè condotta da Albino. Durante il primo giorno siamo stati onorati dalla presenza e dagli interventi di Giuseppe Casagrande, giornalista per guide e giornali di settore e commissario europeo nei concorsi enologici nazionali e internazionali, cui è seguita la Verticale di Foja Tonda con degustazione di formaggi della Latteria Perenzin da parte di Andrea Dei Rossi specializzato negli abbinamenti vino/formaggio, culminata nella cena del “blind” nella sala degustazione della cantina a Marano in Valpolicella.

Il secondo giorno c’è stata la visita della cantina di Marano alla “luce del sole” durante la quale abbiamo potuto cogliere la diversità di ambiente pedoclimatico all’interno del territorio della Valpolicella oltre che allo stile aziendale. Una bellissima particolarità è stata la bottaia, nella quale oltre a perdersi nella bellezza delle botti valorizzate da luci soffuse radenti alle pareti, si è immersi in eleganti melodie di musica classica, le cui vibrazioni agiscono positivamente sull’affinamento del prezioso nettare al loro interno. Questa pratica non è nuova in ambienti dediti all’affinamento di vini e distillati, ma ogni esperienza vissuta in questi luoghi, risulta di sicuro una gioia anche per le orecchie.

VERTICALE DI FOJA TONDA – NOTE DI DEGUSTAZIONE

Le mie note di degustazione delle 4 annate:
2017:
ESAME VISIVO: Rosso rubino penetrante, cristallino
ESAME OLFATTIVO: Frutti rossi appena raccolti, ciclamino, eleganti note vegetali
CARATTERISTICHE GUSTATIVE: Acidità medio/alta, trama tannica evidente, abbastanza caldo
2014:
ESAME VISIVO: Rosso rubino intenso.
ESAME OLFATTIVO: Prugna in confettura.
CARATTERISTICHE GUSTATIVE: Acidità medio alta, tannino vivo, abbastanza caldo, abbastanza morbido. Resa maggiore al gusto rispetto all’olfatto.
2010:
ESAME VISIVO: Rosso rubino carico, cristallino.
ESAME OLFATTIVO: Floreale (credo sia quello che abbia ricevuto più consensi da parte dei partecipanti, alla prima olfazione sono stata ammaliata da un bel profumo floreale, una sensazione simile a un eau de parfum femminile).
CARATTERISTICHE GUSTATIVE: Acidità presente ma attenuata, tannino elegante, ben smussato, morbidezze evidenti; eleganza, piacevole persistenza.
2003:
ESAME VISIVO: Rosso rubino intenso.
ESAME OLFATTIVO: Chiari e intensi sentori di tostatura (caffè appena macinato), fiori secchi, frutta sotto spirito, alloro, delicati cenni di lavanda e pellame.
CARATTERISTICHE GUSTATIVE: Acidità in linea con i suoi anni, tannino presente ma morbido.

Unico filo conduttore: verticalità, pulizia, persistenza, finale balsamico/mentolato molto piacevole, eleganza.

CONSIDERAZIONI FINALI E RINGRAZIAMENTI
È stata un’esperienza formativa e arricchente dal punto di vista professionale, ma altrettanto indiscusso è stato il valore umano emerso tra noi partecipanti, che ringrazio singolarmente, per la simpatia e la cordiale volontà di confronto e conoscenza reciproca.

Un grazie particolare ai padroni di casa Albino, Egle e Federico e ai loro collaboratori per la perfetta riuscita delle due giornate.

Naturalmente i ringraziamenti, meritatissimi, a Fabio e Francesco, che sono riusciti a dare vita a un evento unico ed emozionante favorendo il confronto rispettoso in un clima conviviale, gioioso e amichevole.

Due ultimi ringraziamenti, ma non per rilevanza: il primo alla mia compagna di viaggio, Dalila, che mi ha spronato a candidarmi e l’altro alla mia famiglia che, credendo in me, è stata felice del fatto che mi allontanassi da casa per qualche giorno, perché sa che per me il vino è piacere e svago, ma soprattutto una cosa seria, uno dei miei “credo”.

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IL VINO E I SUOI PROFUMI https://www.enotecaeno.it/il-vino-e-i-suoi-profumi/ https://www.enotecaeno.it/il-vino-e-i-suoi-profumi/#comments Mon, 11 Oct 2021 07:42:58 +0000 https://www.enotecaeno.it/?p=2912 Come molti sanno, le considerazioni sul vino sono frutto di analisi compiute dai nostri sensi e di tre in particolare: vista, gusto e olfatto. Proprio su quest’ultimo vogliamo porre la nostra concentrazione.

Bergamotto, violaciocca, foglia di pomodoro, pietra focaia, cardamomo, tabacco, cuoio, cera lacca…

È possibile per i meno esperti sentirsi a disagio, quando, durante una cena o una degustazione, un professionista inizia a elencare una miriade di sentori, non riuscendo a distinguere nulla di tutto ciò che viene citato. È però altrettanto possibile essere travolti da vortice emozionale se l’esperto in questione è capace di evocare le sfumature odorose con affascinante enfasi.

In entrambi i casi la domanda sorgerà spontanea: davvero si possono discernere così tanti profumi in un solo calice?

La risposta è sì ed è scientificamente e chimicamente provata, in quanto sono delle componenti chimiche proprie del vino, prima ancora delle uve, a generare determinati sentori che, in base ai vari stadi della vinificazione, andranno a sommarsi tra di loro, trasformarsi e corredarsi, dando vita al cosiddetto bagaglio olfattivo.

La divisione può essere classificata, per sommi capi, in tre categorie che nel risultato finale saranno presenti in proporzioni diverse:

  • Sentori primari (categoria chimica dei Terpeni): caratteristici del vitigno di riferimento, e quindi delle uve, con i loro aromi varietali, tipicamente riconoscibili. I vitigni si suddividono in aromatici, semi-aromatici e neutri.
  • Sentori secondari: generati dalle fasi prefermentative come la tipologia di pigiatura delle uve (in cui alcune molecole particolarmente volatili causano il caratteristico profumo pungente del mosto) e il contatto delle bucce con il mosto e dalle fasi postfermentative (categoria chimica degli Alcoli superiori, Aldeidi, Chetoni, Acidi Grassi, ecc) come i lieviti utilizzati (selezionati o indigeni), il tipo di fermentazione (alcolica ed eventuale malolattica) e il materiale utilizzato per la fermentazione (acciaio, legno, cemento o anfora).
  • Sentori terziari (categoria chimica degli Alcoli, Tannini, Acidi, Acetali, Esteri ed Eteri): dovuti a eventuali affinamenti in acciaio, legno, cemento, anfora o bottiglia (in alcuni casi anche combinati tra di loro) che vanno ad accrescere i profumi grazie all’ossigenazione e alla reazione di molecole combinate tra loro.

Riassumendo, l’identificazione delle tipologie di profumi ci aiuterà a capire molto in merito ai vitigni utilizzati e alle varie fasi di produzione, ma ci racconterà anche molte cose sull’Ambiente Pedoclimatico (il Terroir) e sulla tipologia di intervento condotta dal Vignaiolo, ossia la sinergia determinata da Natura e Uomo.

Al Terroir appartengono altitudine e latitudine, tipologia di terreno, andamento climatico, vicinanza o meno a fonti idriche (mari, fiumi, laghi), esposizioni a vento e sole, escursione termica tra il giorno e la notte; alla seconda invece spetta la tipologia di agricoltura (convenzionale, biologica, biodinamica, ecc), il tipo di allevamento e la densità di impianto, la potatura e il periodo di vendemmia. Tutti questi fattori possono influenzare positivamente o negativamente l’impatto sulla vigna e, di conseguenza, la salute delle uve e il loro potenziale.

IN CHE MODO IL DEGUSTATORE PUÒ TRADURRE LE COMPONENTI IN PROFUMI?
Alle categorie chimiche su citate, appartengono a loro volta determinate molecole specifiche che producono uno specifico sentore. Esiste un macchinario chiamato gas-cronografo che può aiutare a individuare le reali molecole contenute nel liquido, ma non siamo tutti degli operatori di chimica e il vino è fatto soprattutto di emozioni, di quella particolare piacevolezza che accompagna momenti felici della nostra vita. Il degustatore esperto ha quindi il compito di individuarle non in funzione della struttura chimica, ma in base alla sensazione odorosa che solo un lungo e costante allenamento di degustazioni e studio sa offrire.

Per convenzione e facilità si è deciso di dividere i profumi in gruppi o famiglie: Fruttati, Floreali, Erbacei, Vegetali, Speziati, Minerali, Tostati, Animali, Eterei, e altri profumi Diversi (che non potevano essere classificati in nessune delle categorie precedenti).

Va preso atto, pertanto, che la degustazione olfattiva del vino ricopre un ruolo oggettivo e sarebbe meglio non lasciarsi catturare da percezioni soggettive solo perché preferiamo un profumo piuttosto che un altro, ma come abbiamo già detto il vino è anche suggestione e questa può attirare alla mente ricordi positivi o negativi legati a specifici profumi, richiamando quindi all’ordine la nostra memoria, definita in questo caso memoria olfattiva.

QUALI SONO LE VARIABILI E LE DIFFICOLTÀ DEL RICONOSCIMENTO OLFATTIVO?
Sicuramente sotto un punto di vista oggettivo abbiamo la temperatura del vino al momento della degustazione (che non deve essere troppo bassa poiché inibisce la volatilità dei profumi), il tipo di calice in base al vino che si sta degustando in termini di materiale e ampiezza e il coefficiente di volatilità delle sostanze odorose, ossia la loro solubilità nel muco presente nelle fosse nasali. Esistono, infatti, sostanze più volatili che riescono a liberarsi facilmente e altre che hanno bisogno di tempo. Basti pensare ai vini d’annata, che vanno aperti anche qualche ora prima per permettere la decantazione e l’ossigenazione e quindi garantire a quelle sostanze più timide (ma non per questo irrilevanti) di sprigionarsi in tutta la loro piacevolezza, specie dopo essere state relegate per diversi anni in una bottiglia.

Soggettivamente, invece, incide la predisposizione, ma esistono anche alcuni aspetti negativi che possono influire sul riconoscimento olfattivo come ad esempio l’eccessivo consumo di caffè, il fumo, l’utilizzo di profumo personale, raffreddori, rinosinusiti da allergie e altre patologie come l’anosmia, ossia la totale assenza di capacità olfattive e gustative.

È POSSIBILE ALLENARE IL NOSTRO OLFATTO?
Certo che sì, e si può iniziare annusando varie tipologie di elementi, possibilmente divisi per famiglie come precedentemente elencato; quindi Frutti possibilmente divisi per sottocategorie (tropicali, agrumi, di bosco, polpa bianca, polpa gialla, frutta secca ecc) e nei vari stadi di maturazione e trasformazione (confettura, disidratata, candita, sotto spirito, sciroppata), Fiori (suddivisi per colori e tipologie), Spezie, Erbe aromatiche, ecc

Esistono inoltre in commercio dei kit ad hoc, concentrati e formulati proprio per allenare l’olfatto, includendo tra i sentori anche i difetti riscontrabili nei vini, come ad esempio quello caratteristico “di tappo”. Attenzione però a non sovrastimolare l’olfatto perché potrebbe affaticarsi in seguito alle ripetute inalazioni e di conseguenza cadere in assuefazione. Il consiglio è quello di applicare inalazioni rapide e distanziate limitando il numero dei profumi, se ci avvaliamo dei kit, o degli elementi e dei vini, se si passa alla pratica vera e propria. Un altro piccolo suggerimento derivante dalle profumerie è quello di avere a disposizione un barattolino, da richiudere ermeticamente, contenente chicchi di caffè puro, da inalare tra un profumo e l’altro per ripulire le cavità nasali e renderle nuovamente disponibili per le successive inspirazioni.

È un processo che richiede calma, tempo e costanza, come quello che serve al vino per evolversi ed arricchirsi, per poi regalarsi a chi saprà “ascoltarlo”. Perché sì, il vino, ha molto da raccontare. CIN CIN!

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PENSIERI DI UNA WINE LOVER ERRANTE https://www.enotecaeno.it/pensieri-di-una-wine-lover-errante/ https://www.enotecaeno.it/pensieri-di-una-wine-lover-errante/#comments Thu, 18 Feb 2021 11:55:31 +0000 https://www.enotecaeno.it/?p=2871 Un amante del vino è spesso un amante della natura e vede nella vigna non solo un oggetto di studio, ma anche un luogo in cui ritrovare la serenità interiore.
Passeggiare tra i filari dona sensazioni di tranquillità date dalla linearità, da quell’ordine ricercato che segue la morfologia del territorio e che spesso crea panorami mozzafiato regalando emozioni diverse col susseguirsi delle stagioni.
Emozioni e storie che ci parlano anche del territorio.
Ogni Regione infatti è custode della propria storia e ce la racconta attraverso reperti antichissimi che testimoniano la produzione di vino già in epoche remote e tramite i vari cambiamenti che i territori hanno subito da popoli visitatori, o invasori, a seconda dei casi.
Le alterazioni non sono state causate però solo dall’uomo, o almeno non direttamente, ma anche da virus e malattie che hanno portato alla devastazione di interi territori e la perdita di tantissimi vitigni, recuperati solo in parte o sostituiti da impianti di vitigni internazionali, con non poche difficoltà per l’economia locale.

IL CLIMA IDEALE PER LA VITE
La Vitis vinifera, la vite dedicata alla produzione di uva da vinificazione, si sviluppa al meglio nelle zone temperate (tra il 30°e 50° parallelo) e al di fuori di queste sono davvero rari i casi di resistenza. Condizioni ostili alla sua crescita sono infatti l’elevata umidità e le temperature troppo basse o troppo alte per periodi di tempo prolungati. Resite invece piuttosto bene a climi siccitosi e spesso lo stress idrico dona delle produzioni di qualità.

IL FASCINO DELLA VITE
Il fascino della vite è insito nella sua forza vegetativa e nella sua grande sensibilità di sviluppare caratteristiche diverse in base alla zona in cui è coltivata.
Ha inoltre una grande capacità riproduttiva e di adattamento, sacrificando spesso in condizioni avverse lo sviluppo della pianta a favore di quello dei frutti, dei quali si ciberanno gli uccelli che a loro volta faranno cadere sul terreno i semi per consentire lo nascita di nuove piante.

L’UOMO E LA VITE: UN LEGAME INDISSOLUBILE
Naturalmente queste sono le caratteristiche primarie di una condizione selvaggia e sebbene siano sempre valide, l’uomo ha imparato nel tempo a sfruttare queste peculiarità a favore di una produzione dapprima di quantità e successivamente di qualità, mediante diverse forme di allevamento, densità d’impianto, rese per ettaro, tipologia di potatura e gestione della vegetazione, seguendo eventuali disciplinari di produzione (imposti dalle denominazioni cui si aderisce DOCG – DOC – IGT – IGP) e naturalmente tenendo conto di tutte le variabili costituite da terreno, inclinazione, clima, orientamento ed esposizione al sole e ai venti, vicinanza a corsi d’acqua, oltre alla progressiva sensibilizzazione nei confronti della salute della vigna e dell’ambiente mediante l’impiego di nuove forme di agricoltura (Biologica, Biodinamica, Sostenibile).
Ogni produttore sposa pertanto determinati princìpi in stretta connessione con il territorio che impara a conoscere, mai a dominare.  Si crea così un legame tra vino e territorio talmente forte, che si ritrova nei toponimi delle denominazioni (DOC Bolgheri, DOCG Franciacorta, ecc.) oppure nei vigneti stessi che spesso prendono il nome da frazioni e contrade. Viceversa in alcuni casi sono intere zone e paesi a prendere il nome da fasi della vinificazione (ad es. Torco Livaro e Torco Gualtaro in Veneto. “Torco” deriva da Torchiatura).

I GIOVANI PRODUTTORI TRA INNOVAZIONE E RITORNO ALLE ORIGINI
Negli ultimi tempi si assiste a un sostanziale incremento di interesse da parte dei giovani, i quali rilevano aziende agricole di famiglia o le costituiscono ex novo. Si tratta di enologi e agronomi che portano in campo tecniche e tecnologie innovative, grazie a Università e istituti specializzati e a finanziamenti europei e regionali destinati alla ricerca e al recupero di questa antica forma di valorizzazione del territorio e della sua economia.

A tutelare ulteriormente alcuni paesaggi vitivinicoli, sia in Italia che nel resto del mondo, ci ha pensato l’Unesco dichiarandoli Patrimonio dell’Umanità.

Un ritorno quindi alle origini e alla terra, con la promessa di averne sempre cura e rispettarla. Non dimentichiamo che i produttori sono i custodi del paesaggio agricolo e hanno il compito di lasciare in eredità alle generazioni future una natura più fertile di quella che hanno ricevuto.

“Ma sopra tutto nel buon vino ho fede,
e credo che sia salvo chi lo crede”

Luigi Pulci

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